L’Arte che decolla

Calendario elisoccorso RER 2025


“L’Arte che decolla” – Celebriamo le Persone, le professionalità e i cuori

Introduzione all’opera
In premessa si informano i fruitori di questa opera che i riferimenti a luoghi di interesse culturale, architettonico e artistico nonché pittoreschi sono esclusivamente di verosimiglianza.

Il Progetto “L’Arte che decolla” nasce dall’idea di celebrare le persone e le varie professionalità che ruotano attorno al mondo dell’Elisoccorso costituendone la parte integrante. Come per ogni attività complessa, a ragion d’essere, sono oggi sempre più cogenti i regolamenti e le normative che ne regolano le attività; come ingranaggi dentellati di un orologio, le competenze del personale sanitario e quelle del personale aeronautico sottendono al raggiungimento dell’obiettivo
del funzionamento e della massima precisione del complesso meccanismo.
Ma oltre gli ingranaggi e ai dispositivi normativi, vi è un ecosistema di individui animati dalla passione e pronti a mettere il proprio mestiere a disposizione della comunità.
Steve Jobs amava dire che il tuo lavoro riempirà gran parte della tua vita e l’unico modo per essere veramente soddisfatto è fare quello che ritieni sia un ottimo lavoro. E, l’unico modo per fare un ottimo lavoro è amare quello che fai.
L’augurio quindi ci raggiunga di una piena soddisfazione e felicità nello svolgere il nostro lavoro.
Giuseppe Mariggiò
Pubblicista Ordine Giornalisti E.R.,
Pilota ala rotante Avincis,
Base manager Bologna HEMS


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L’Opera raccontata dall’Artista
Eleonora Ruggeri, ha 26 anni, frequenta un indirizzo socio sanitario alle scuole superiori e si laurea in lingue e letterature moderne a Ferrara. La sua passione per il disegno inizia sin da piccola, non frequenta corsi e scuole d’arte ma tenta di imparare le tecniche della pittura studiando i video pubblicati sui social di persone già esperte. Ama tutto quello che riguarda la creatività e nelle sue tele cerca di rappresentare ciò che vede e che sogna nella sua mente.
Il calendario è composto naturalmente da dodici mesi e realizzato perciò in dodici opere su tela ad olio ed è suddiviso in due tematiche principali: sei quadri vedono raffigurate alcune scene tipiche e quotidiane della vita lavorativa all’interno di una base di elisoccorso, i rimanenti sei quadri invece sono collegati al tema dell’elisoccorso attraverso il vasto mondo dell’arte. Questo poiché il calendario stesso prende vita grazie al lavoro di pennelli, colori e creatività.

– 6 quadri vedono raffigurate alcune scene tipiche e quotidiane della vita lavorativa all’interno di una base di elisoccorso. Queste scene sono riprodotte su tela quasi come se si trattasse di fotografie scattate al momento.
L’opera principale ha come protagonista l’elicottero e le figure professionali della base (piloti, medici, infermieri, tecnici e personale antincendio). Tutto questo al fine di offrire ai cittadini interessati l’opportunità di conoscere il “dietro le quinte” di una base elisoccorso, quasi come se fossero lì presenti ad osservare con i propri occhi il gioco di squadra di più persone aventi tutte un obiettivo comune: salvare vite umane.

– 6 quadri invece sono collegati al tema dell’elisoccorso attraverso il vasto mondo dell’arte. Questo poiché il calendario stesso prenderà vita grazie al lavoro di pennelli, colori e creatività. L’obiettivo è quello di unire verosimilmente lo stile unico dei quadri di artisti eterni come Van Gogh ed altri, calati nella realtà dell’elisoccorso, in modo da creare infine un’opera che si fonda tra la nostra modernità di vivere e l’antichità di una volta.

Questi quadri hanno come primo obiettivo omaggiare verosimilmente l’arte in tutte le sue sfaccettature e promuovere questo mondo, ormai nascosto dall’arrivo della tecnologia, alle nuove generazioni. Inoltre è motivo di creare opere originali, riportando messaggi attraverso l’uso di simboli (come fecero molti artisti)
Con questo quadro si fa riferimento alla città di Bologna e a Banksy.
Ho riflettuto bene su quale artista dovessi scegliere ed abbinare a quella che è la mia città.
Sono cresciuta nelle campagne in periferia di Bologna, i miei nonni avevano ed hanno le tipiche case di campagna in cui allevavano il bestiame e coltivavano grano ed altri cereali.
Sono sempre stata affascinata da quella che è la campagna, tutto questo mi ha lasciato nel cuore ciò che chiamo semplicità e libertà. Credo che Bologna possa legarsi molto bene a queste parole, non a caso il termine “libertas” è presente nello stemma della città. Da adolescente iniziai le scuole e mi trovai quindi a frequentare anche il centro di Bologna, ammirandone la storia e la cultura, ma anche l’abilità con cui riesce a dare importanza ai cittadini. Bologna infatti è quella città in cui la diversità è considerata un valore e non un difetto, una città piena di idee, di giovani che lottano contro ogni discriminazione e che fanno valere i loro diritti. Con il lavoro che faccio tutt’ora sto conoscendo anche la realtà di elisoccorso e la cosa che più mi affascina è una: quando suona la radio per un soccorso in pochissimo tempo esce l’elicottero, in quel momento una persona richiede il nostro aiuto e non si fanno differenze né giudizi.
Banksy parla al popolo, rimanendo anonimo prende le parti della collettività e attraverso l’arte rappresenta critiche e ideologie comuni. I topi nelle sue opere costituiscono le categorie meno ascoltate e più emarginate. Attraverso questo paragone rendo quindi omaggio alla sanità italiana, che ancora ad oggi elimina ogni forma di pregiudizio prestando soccorso a tutti.
Dedico questo quadro alla base di Pavullo con riferimento alla pittura di Vincent Van Gogh.
Ho particolarmente a cuore quest’opera poiché lo stesso paesaggio rappresentato mi è apparso in mente una notte coricata a letto prima di addormentarmi. Come l’ho visto e creato nella mia testa ho voluto riportarlo su tela includendo la chiesetta di Auvers, Francia, famoso dipinto del pittore (“La chiesa di Auvers”). Per la città di Pavullo ho inserito il ponte di Olina in lontananza con dietro tre colline sorvolate da un’aquila, simboli presenti nel logo della stessa città (naturalmente le immagini dipinte sono di mia interpretazione).
Volevo a modo mio ispirarmi a Vincent Van Gogh immaginando una possibile continuazione, partendo dalla parte sinistra dell’ultimo quadro che dipinse (“Campo di grano con volo di corvi”).
Il mio obiettivo pittorico era quello di riportare il tentato suicidio di Vincent Van Gogh ai giorni nostri come se i servizi odierni potessero in qualche modo soccorrerlo e salvarlo, per poi dirgli che quasi un secolo e mezzo dalla sua morte la società odierna, in ambito di salute mentale, ha fatto qualche passo in avanti. Mi piacerebbe dirgli che fortunatamente non additiamo più colui che soffre di problemi mentali e che ci sono tantissime figure che sono disposte ad aiutarti e soprattutto, ascoltarti. La persona di spalle ai piedi del quadro è Theo Van Gogh, fratello di Vincent a cui il pittore era particolarmente affezionato. Mi sono immaginata Theo Van Gogh alla notizia della ricerca del fratello scomparso in mezzo ai campi di grano, preoccupato ma in un certo senso credo sapesse anche lui che il destino di Vincent era già scritto, donando al futuro della società delle opere straordinarie grazie anche alle sue visioni e sofferenze.
Dedico questo quadro alle quattro basi di elisoccorso presenti nella nostra regione rendendo omaggio a Caspar David Friedrich.
Ho voluto riformulare dal punto di vista pittorico la famosa opera “Viandante sul mare di nebbia” ponendo al centro il dio greco Asceplio, patrono della medicina, il quale si affaccia da un’alta cima su un paesaggio immaginario in cui emerge in lontananza il monte Cimone.
Sullo sfondo da sinistra verosimilmente e rispettivamente un monumento tipico di Pavullo, Parma, Bologna ed infine Ravenna.
Ricordo inoltre quando rimasi incantata nell’ammirare “Le bianche scogliere di Rugen” di Friedrich Caspar David, essendo io molto affezionata al parco dei gessi del nostro appennino poiché mi portavano da bambina a raccogliere il muschio per fare il presepe, ho inserito in lontananza delle bianche montagne di gesso che escono dalla nebbia, quest’ultimo elemento piuttosto comune della nostra regione.
Questa tela vuole omaggiare la città di Ravenna e Hiroshige.
Ammirando le opere del maestro Hiroshige, rimasi impressionata dall’abilità di quest’artista nel riuscire ad evidenziare la maestosità della natura contrapposta alla singolarità dell’essere umano.
Ricollegandomi a questa tecnica ho voluto dedicare il mio pensiero all’alluvione che colpì la Romagna nel maggio 2023.
Sentendomi vicina fisicamente ed anche psicologicamente a quanto accadde non ho potuto che riflettere a quanto in un attimo la natura porti via anni di duro sacrificio dell’uomo.
Allo stesso tempo, ricordai quando un anno fa una mia cara amica di Forlì scendeva in strada sotto casa per pulire dal fango assieme a tantissime persone e volontari.
Ho ricercato e raccolto così le immagini più toccanti di quei momenti e, trasformandole nello stile tipico dell’artista, ho inserito proprio quelle persone nel quadro.
Spero che questa tela riesca a trasmettere un solo messaggio: nonostante la potenza della natura riesca sempre ad avere la meglio, la solidarietà e l’animo buono delle persone hanno trasmesso la speranza affinché queste persone riescano a trovare la forza per andare avanti.
Dedico questo quadro alla regione Emilia Romagna omaggiando Keith Haring.
Sono nata e cresciuta tra le campagne bolognesi, ogni Natale con tutti i parenti alloggiavamo in una comunità per disabili nelle colline di Tolè e d’estate mi portavano in vacanza in riviera romagnola. Credevo quindi di conoscere abbastanza bene la mia regione, questo progetto mi ha fatto scoprire tantissime nuove cose e luoghi da visitare. Da originaria di questa terra ho sempre sentito uno stretto legame tra l’Emilia e la Romagna, due mondi che hanno tanto di diverso culturalmente e geograficamente ma tanto anche di simile così come Keith Haring ha sempre utilizzato e omaggiato la musica all’interno delle sue opere disegnando personalmente la copertina dei suoi album musicali, allo stesso modo io non potevo che omaggiare il nostro Lucio Dalla, nostro poiché amava con tutto sé stesso la nostra regione. Tra tutti i grandi artisti nati in questa terra ho scelto lui per un semplice motivo: mia nonna mi raccontava spesso un aneddoto riguardante la mamma di Lucio Dalla, il quale mi rimase impresso ed ogni volta da bambina le chiedevo di raccontarlo di nuovo. Riguardo alla scelta della canzone un pomeriggio ascoltando qualche suo brano ne partì uno di cui non ero a conoscenza: “Noi come voi”. Ascoltando le parole capii subito che era la canzone che cercavo, un testo che parla di inclusione e di uguaglianza tra due soggetti, ma che lo fa utilizzando elementi semplici e scontati come un tramonto od un sorriso, poiché credo che alla fine, noi emiliani e romagnoli, seppur differenti ci emozioniamo tutti per le stesse cose e niente ci divide. Spero che le parole di questo artista immortale possano unire e avvicinare ancora di più, unitamente a questa tela, i cittadini di questa Regione.
Questa tela rende omaggio alla città di Parma e a Roy Lichtsteinen.
Questo quadro è l’ultimo di cui mi occupo con il quale terminerò il progetto. Lo tenni spontaneamente alla fine poiché, rispetto agli altri, ancora non avevo le idee chiare.
Ero solo decisa a dedicarlo alla donna, l’artista scelto Roy Lichtsteinen ritrae spesso l’immagine della donna, ma non sempre è sorridente, spesso la ritrae triste e malinconica lasciando percepire che il motivo di questa sofferenza possa derivare o dipendere da atteggiamenti maschili.
In attesa di qualche ispirazione un giorno, guardando “C’è ancora domani”, film di Paola Cortellesi ambientato nel 1946, trovai le giuste idee.
Nel film la protagonista è casalinga, ruolo non amato da lei stessa, una condizione sociale legata alla maggior parte delle donne dell’epoca, le quali erano costrette ad occuparsi dei lavori di casa dipendendo economicamente dall’uomo. Ho voluto così dedicare il quadro al tema della donna in quanto lavoratrice poiché ho riflettuto che, in 100 anni di storia, la condizione della donna è molto cambiata.
Mia nonna faceva la stessa vita della protagonista del film ed io, solamente 50 anni dopo, mi ritrovo ad avere un lavoro a tempo pieno (che prima definivano “da maschi”), soldi per poter non dipendere da nessuno, idee da poter esprimere e passioni da coltivare; oggi se avessi voluto fare la casalinga avrei potuto farlo, ma l’importante che la scelta dipendesse unicamente da me e non da un sistema o una condizione sociale.
Sullo sfondo della tela ho inserito per tal motivo il Teatro Regio di Parma, voluto fortemente dalla duchessa Maria Luigia d’Austria, della quale ho riportato il volto nell’opera inserendola nelle donne lavoratrici abbracciate in primo piano sulla sinistra.
Il punto chiave del tema è visibile nella tela: una mano di donna dipinge ciò che vede, questa mano rappresenta e incarna tre visioni diverse di tre importanti artiste donne: Yayoi Kusama, Charlotte Salomon e Frida Khalo.
Ho scelto queste tre donne su tante altre poiché penso che rappresentano e incarnano al meglio la forza e il coraggio di non mollare. Kusama nonostante da piccola fosse obbligata dalla madre a seguire e controllare i movimenti del padre quando andava con altre donne; Salomon nonostante sapesse che la sua fine era già segnata ad un campo di concentramento in cui morì in stato di gravidanza; e Khalo, nonostante le sofferenze legate agli interventi fisici e ai tradimenti del marito non l’abbiano mai destata dalla pittura.

Eleonora Ruggeri
Pittrice, Operatore antincendio Bologna HEMS