Il 7 aprile, in occasione della giornata mondiale sulla Sindrome del Bambino scosso, un corso online aperto a tutti per conoscere questo pericoloso trauma infantile

La “Sindrome del Bambino Scosso” è un tema ancora non abbastanza conosciuto al di fuori dell’ambito sanitario e del soccorso, ma che ha un incidenza piuttosto rilevante: tra i 16 e i 38 casi ogni 100 mila lattanti. Una sindrome legata ad un comportamento secondario a stress a esasperazione di alcuni genitori, che spesso sono inconsapevoli dei gravi traumi, anche a lungo termine, che possono causare ai loro figli. Ora Anpas Emilia Romagna, la rete di cui fanno parte 109 Pubbliche Assistenze di tutte le province regionali, ha organizzato un importante corso online aperto a tutti, nell’ambito del progetto Sapere è Salute, che promuove una serie di azioni di informazione-formazione per accrescere il livello di conoscenza degli adulti-educatori, in primis i genitori ma anche nonni e familiari riguardo al primo soccorso pediatrico. L’appuntamento online è fissato per lunedì 7 aprile, alle ore 20.30. È possibile iscriversi tramite il form all’indirizzo https://forms.gle/BKHUFzGXEY3UhxP1A, accedendo facilmente anche attraverso la pagina Facebook di Anpas Emilia Romagna. Una volta iscritti si riceverà il link per partecipare al corso, e alla fine si riceverà un attestato di partecipazione. La serata formativa vedrà l’intervento del Direttore scientifico di Anpas regionale Giulio Desiderio, e una sessione a domande libere e interattiva con i partecipanti. L’evento prevede un massimo di 250 partecipanti, quindi è meglio affrettarsi ad iscriversi.

Spiegano a due voci la dott.ssa Cristiana Madoni e il dottor Giulio Desiderio della Direzione Scientifica di ANPAS RER: “Scuotere il bambino, in genere, è la risposta ad un pianto “inconsolabile”, di cui gli adulti spesso non riescono a coglierne il significato. Sentendosi quindi impotenti, possono attivare, anche inconsapevolmente, dei comportamenti inappropriati come lo scuotimento nel tentativo di calmare il neonato. Il picco di incidenza della sindrome da bambino scosso si ha tra le 2 settimane e i 6 mesi di vita, periodo di massima intensità del pianto del neonato ed età in cui il bambino non ha ancora il controllo del capo e la struttura ossea è ancora molto fragile. Se il pianto non si interrompe e diventa davvero inconsolabile, la cosa migliore da fare, se si è da soli e non lo si riesce più a gestire, è lasciare il bambino in un posto sicuro (lettino o culla) e allontanarsi fino a quando non si è riacquistato un certo grado di equilibrio.

In alternativa, si può chiedere aiuto ad altri membri della famiglia e/o amici e, nei casi più importanti, fare in modo che un medico visiti il bambino se ci fossero dei dubbi sul suo stato di salute.

La prevenzione di ogni forma di abuso o maltrattamento infantile in generale e della SBS in particolare può essere effettuata attraverso il ricorso a diversi strumenti, tra cui corsi di formazione per i genitori sul pianto dei neonati, per imparare a riconoscerlo e a gestirlo: in questo ambito ci sono realtà attive come l’associazione Terre des Hommes ma anche altre società scientifiche.

È fondamentale una maggiore sensibilizzazione dell’opinione pubblica; un piano di sostegno-intervento di sollievo per le famiglie e per i genitori che hanno difficoltà nel prendersi cura del loro neonato e/o lattante.

Altro aspetto preventivo è mettere in atto tecniche di de-escalation nei confronti del partner agitato da parte dell’altro genitore ad esempio quello meno stanco o più predisposto si fa carico della gestione del pianto stesso”.

Aggiunge Luciano Francesconi, referente Anpas Emilia Romagna per il progetto Sapere è salute: “Il 7 aprile è la giornata mondiale contro la Sindrome del Bambino Scosso e abbiamo pensato di attivare questa iniziativa perché è un tema molto importante e ancora non abbastanza conosciuto. Invitiamo a partecipare tutti i genitori di bambini in età pediatrica, perché conoscere, prevenire e riconoscere questo tipo di trauma non è così immediato. Un comportamento inappropriato può danneggiare gravemente l’encefalo. Purtroppo ci sono casi che risultano anche fatali per i piccoli, ma altri danno invece deficit neurologici che si evidenziano durante la crescita: tra questi disturbi dell’apprendimento, disabilità fisiche, danni alla vista, disabilità uditive, disturbi del linguaggio. Vorremmo con questa iniziativa formare e sensibilizzare sul tema; lo stress e la stanchezza sono nemici ai quali i genitori devono prestare attenzione, affrontarli in sinergia, chiedere aiuto se si percepisce di essere in una situazione di breakdown nervoso, perché questi traumi vengono causati il più delle volte senza che vi sia un’intenzionalità”. Le attività di prevenzione sulla Sindrome del Bambino Scosso vanno dunque ad aggiungersi alle altre iniziative che il progetto Sapere è Salute porta avanti già da tempo sulla Disostruzione Pediatrica, le allergie e gli incidenti domestici.

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