Giuseppe Soccio
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«Appena indossata la divisa mi sono ritrovato nel pieno di una catastrofe».

 Era stato grazie all’intervento tempestivo della Pubblica Assistenza che suo padre se l’era cavata dopo un grave incidente sul lavoro. Quando l’è venuto a sapere, Giuseppe Soccio – oggi impiegato 22enne – ha capito che anche lui avrebbe potuto farlo: dedicare parte del proprio tempo agli altri e, potenzialmente, contribuire a rendere possibile qualcosa di straordinario. Nel 2012 ha dato il via alla sua avventura alla Croce Blu di Mirandola e a pochi giorni dal suo primo turno si è trovato nel bel mezzo di un evento catastrofico: il terremoto che ha messo in ginocchio l’Emilia ha distrutto anche la vecchia sede dell’associazione. «È stata un’esperienza molto forte – racconta oggi -: praticamente appena indossata la divisa mi sono ritrovato nel pieno di una catastrofe. È stato grazie alla grande squadra dei volontari che ho capito da subito come muovermi. All’inizio ho fatto assistenza al palazzetto dove avevano allestito il campo: cose semplici, come tenere compagnia alle persone, tentare di tranquillizzarle, accompagnarle a fare un giro intorno al palazzetto. Poi, col tempo, sono salito sull’ambulanza».
Giuseppe lavora, è impiegato, ma talvolta mette insieme anche quattro turni a settimana. «Dato il rapporto di amicizia che si è instaurato con gli altri militi, fare i turni serali in Croce Blu, o passare i sabati e le domenica in associazione è naturale- aggiunge Giuseppe -. Per me essere volontario è una vera passione».