Carpana_giuseppe
FacebookTwitterGoogle+Pinterest

” Ci si infilava un camice bianco nel garage e sulle ambulanze c’erano dei “cappellacci” bianchi sgualciti che completavano la uniforme di servizio  ….e via !”

Sono passati ormai 25 da quando quel giorno in cui , quasi per scherzo , mi è stato chiesto di fare il turno di notte in Pubblica Assistenza a Pellegrino P.se , piccolo paese sull’appennino parmense . Si facevano pochi corsi allora e tutto si imparava facendo il turno con i più anziani.
 La sede si presidiava solo la notte e l’occasione di un trasporto era il pretesto per fermarsi sulla strada del rientro a recuperare  pizze da asporto da consumare poi  in sede , chiamando via radio in sede per chiedere come la volevano quelli che aspettavano il nostro arrivo .  Ero minorenne , avevo 16 anni e da subito ho capito che era un modo più impegnativo di altri per fare del bene …diverso dagli altri ambiti del volontariato  . La chiamata degli utenti arrivava direttamente al telefono del negozio di alimentari del paese , ed il presidente ,che era il gestore di quella attività , usciva per strada e chiamava chi era nelle vicinanze per partire quando c’era una urgenza , la mia fortuna era che abitavo di fronte , e il campanello suonava spesso …. Ci si infilava un camice bianco nel garage e sulle ambulanze c’erano dei “cappellacci” bianchi sgualciti che completavano la uniforme di servizio  .  L’esperienza più pesante a 18 anni : il trasporto di mio padre , che non sarebbe più tornato a casa dall’ospedale .  Da allora ne sono cambiate di cose in questo nostro “strano mondo” , che si è evoluto professionalizzando  la figura del volontario , ma che lascia nitida e intaccata la voglia di prestare e sacrificare  gratuitamente tempo per gli altri .