iacopo 3
FacebookTwitterGoogle+Pinterest

Iacopo partiamo dall’inizio, tu hai iniziato a fare il volontario nella Croce Verde di Castelnovo ne’ Monti da giovanissimo: cosa ti ha spinto a diventare volontario e a scegliere nello specifico il soccorso sanitario?
Sin da ragazzino ho sempre avuto un carattere forte e voglia di fare ed è per questo che,  a soli 15 anni, ho deciso di entrare in Pubblica Assistenza. Ovviamente all’inizio lo consideravo quasi un gioco ma col tempo è diventata una vera e grande passione. L’Associazione aveva bisogno di energia e dedizione e io mi ci sono buttato a capofitto tanto che a 19 anni ne sono diventato il presidente. Da allora è stato un crescendo di impegni e responsabilità che non mi hanno mai fatto desistere, anzi, al contrario, hanno rafforzato in me la convinzione nella mia scelta.

Qual è stato l’impatto con la famiglia Anpas? Cosa ti ha fatto capire che si trattava della realtà giusta per te?
Sarò sincero, l’approccio è stato quello di una iniziale diffidenza. Era un periodo particolare, la nostra Associazione stava crescendo e c’era tanto da fare, non avevo idea di cosa avrebbe comportato entrare in Anpas. Ma i timori si sono dissolti in fretta, perché è stata presto evidente l’importanza di fare parte di una forte struttura regionale e nazionale in grado di dare il giusto coordinamento e  supporto alle associate, sotto tanti diversi punti di vista. E noi, come tante altre associazioni, di quell’aiuto ne avevamo bisogno, sicuramente di più di quanto noi stessi non credessimo. La mia fiducia in Anpas è cresciuta molto nel tempo, tant’è che cinque anni fa sono diventato consigliere regionale di Anpas Emilia-Romagna e da un anno e mezzo ne sono il vice-presidente.

Un percorso importante e un grande impegno: soccorritore sempre attivissimo, presidente di Associazione, vicepresidente del Comitato regionale e di recente, su nomina del  Ministero,  anche componente effettivo dell’Organismo territoriale di controllo per la regione Emilia-Romagna: come riesci a conciliare tutte queste attività?
E’ dura non lo nego. Si lavora sempre e non si stacca mai. Ovviamente cerco di conciliare al meglio queste attività con la vita in famiglia e il lavoro, ma succede non di rado di non aver respiro. Due volte la settimana da Castelnovo vado in sede Anpas a Bologna (almeno 1 ora e mezzo di auto) e spesso torno a casa a notte fonda. Ma non mi è mai successo di chiedermi “chi me lo fa fare”, mai.
Quanto al ruolo nell’OTC, vorrei solo dire che è un grande orgoglio per il nostro Comitato, perché Anpas è l’unica organizzazione di volontariato ad esserne rappresentante a livello regionale e nazionale. Una grande soddisfazione per tutti noi.

Torniamo al Coordinamento regionale, quali sono  i progetti e gli ambiti su cui  attualmente state lavorando?
Quello attuale è un importante momento di cambiamento. Noi stiamo lavorando per far crescere tutte le associazioni, nessuna esclusa.  E per farlo bisogna stare sul pezzo, studiare, informarsi e formarsi costantemente così da  supportare al meglio le associate nel loro percorso di crescita dando loro gli strumenti giusti. E un lavoro non indifferente, si pensi che il Comitato regionale Emilia-Romagna a livello nazionale è il secondo per numero di associate.

Codice del terzo settore:  una riflessione a caldo?
Diciamo che il codice è un importante  e necessario strumento di riorganizzazione ma purtroppo ancora incompleto. Il fatto che manchino  ancora i decreti attuativi è un ostacolo che crea incertezze. Come Comitato regionale abbiamo lavorato e stiamo lavorando per dare il nostro contributo allo sblocco della situazione ma fino a che non ci sarà una evoluzione, sarà difficile fare un quadro completo e quindi dare un giudizio definitivo.

Infine, Iacopo, tu hai modo di conoscere da vicino le diverse realtà delle Pubbliche assistenze associate ad Anpas Emilia-Romagna: è un panorama sostanzialmente omogeneo o ci sono ancora realtà molto differenti fra loro?
L’unica differenza fra associazioni la può fare il territorio in cui operano che può richiedere configurazioni diverse. Per il resto posso dire che sono tutte belle associazioni, che credono fermamente nei valori della solidarietà e dell’aiuto al prossimo e sono tutte fortemente radicate nelle rispettive realtà.  Quindi la mia risposta è che nella sostanza non ci sono differenze. Siamo tutti parte di unica grande anima Anpas.