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cher 1A seguito dell’incidente nucleare dell’aprile 1986 a Chernobyl, (una catastrofe di proporzioni immense, con effetti disastrosi sulla popolazione locale e non solo), la Regione Emilia-Romagna ha dato inizio a una serie di progetti di cooperazione in Bielorussia e Ucraina, con lo scopo di promuovere iniziative di accoglienza temporanea rivolte ai minori, i cosiddetti “bambini di Chernobyl”, realizzate nel territorio regionale da associazioni di solidarietà, comitati cittadini, ed enti locali emiliano-romagnoli
Il progetto, denominato “Progetto di accoglienza dei bambini di Chernobyl” mira alla tutela della salute dei ragazzini e garantisce assistenza sanitaria di base (e se necessario accertamenti diagnostici) a tutti i bambini accolti in regione e provenienti dalle zone contaminate di Bielorussia e Ucraina.
In oltre trent’anni migliaia di bambini sono stati ospitati durante l’estate presso famiglie della regione e hanno potuto usufruire delle cure delle AUSL, cosa che, come riferisce la stessa Regione, ha inciso positivamente sulle loro condizioni di salute grazie a un significativo abbattimento dei livelli di radioattività.
Inoltre, a partire dal 2018, l’Assemblea legislativa, in accordo con le associazioni di volontariato, ha promosso un appuntamento da tenersi ogni anno denominato “Chernobyl day”, un momento di incontro e confronto tra Regione, enti locali, associazioni operanti nel settore della cooperazione e ragazzi e bambini bielorussi e i loro accompagnatori.

cher 2Quest’anno, per la seconda edizione del “Chernobyl day 2019”, che si è tenuta l’8 luglio scorso, sono giunti in viale Aldo Moro ben 200 bambini bielorussi che sono stati accolti dalla presidente dell’assemblea legislativa, Simonetta Saliera, e da diversi consiglieri regionali, alla presenza delle associazioni di volontariato emiliano-romagnole che da oltre 30 anni assistono nel loro soggiorno in Italia i bimbi colpiti dalle radiazioni.
Anpas Emilia-Romagna ha aderito al progetto nel 1996 ed ancora oggi accoglie minori provenienti dalla Bielorussia, e più precisamente dalla regione di Gomel, una delle più colpite dal disastro nucleare. Attualmente i territori coinvolti nell’accoglienza estiva sono San Felice sul Panaro in provincia di Modena e Sala Bolognese, Sant’Agata Bolognese e San Giovanni in Persiceto in provincia di Bologna.
Durante l’estate i ragazzini ospitati, oltre ad allontanarsi da un territorio ancora contaminato, possono vivere cher 3esperienze serene conoscendo realtà diverse e persone speciali che hanno deciso di dedicare loro tempo e amore. Il legame che si instaura fra questi bambini e le persone che li ospitano o che hanno a che fare con loro, è forte e duraturo nel tempo, tanto che prosegue anche quando i ragazzini diventano a loro volta giovani adulti. Durante il loro soggiorno i “bambini di Chernobyl” hanno la possibilità di frequentare campi estivi, relazionandosi con loro coetanei del posto, fare gite al mare o in montagna, conoscere nuovi “fratellini”, nonni e zii, cibi e usanze. Anche la lingua, così diversa, che potrebbe sembrare un ostacolo insormontabile, è invece un problema che si risolve in fretta e in modo naturale. I bambini imparano velocemente tante parole in italiano e gli adulti si ingegnano in qualche modo fra gesti, dizionarietti e spontaneità.
Ad oggi, grazie al supporto di Anpas Emilia-Romagna, sono 6.000 i bambini che hanno trovato accoglienza presso famiglie o strutture che aderiscono all’iniziativa.

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