La presidente di Anpas Emilia-Romagna MIRIAM DUCCI
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miriam ducciMiriam Ducci, lei oggi è presidente del Comitato regionale Anpas Emilia Romagna, ma la sua storia parte da lontano: ci racconta il suo percorso?
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Il mio impegno con Anpas inizia nel 1994 con l’elezione  nel Consiglio nazionale: era un periodo di grandi cambiamenti  (teniamo presente che la trasformazione del nostro movimento da Federazione in Associazione di associazioni era avvenuta pochi anni prima, nel 1987) quindi erano gli anni di fermento in cui si stava delineando il nostro movimento così come lo conosciamo oggi, erano gli anni in cui il volontariato cattolico e laico hanno iniziato a lavorare insieme, gli anni di Maria Eletta Martini e di Luciano Tavazza, pietre miliari del volontariato che ho avuto modo di conoscere e apprezzare. Per me quella è stata un’esperienza molto positiva e formativa. Esattamente dieci anni dopo, nel 2004, il mio coinvolgimento nel comitato Anpas Emilia-Romagna: vengo infatti eletta in consiglio regionale, dove mi sono occupata a lungo di terzo settore e servizio civile. Devo dire che anche quello è stato un periodo denso e proficuo in cui ho avuto modo di conoscere ed apprezzare tante persone e di lavorare insieme con convinzione per rafforzare ed ampliare quel forte senso di comunità che oggi ci contraddistingue. Poi nel maggio 2017, la prima elezione a presidente del comitato regionale e, successivamente, nel novembre 2018 la riconferma in questo ruolo».

Cosa rappresenta e quanto è radicata oggi Anpas Emilia Romagna sul territorio regionale?
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Credo di poter dire che siamo una delle associazioni più radicate e anche più rappresentative del volontariato sul territorio emiliano-romagnolo. In questi ultimi anni abbiamo fatto un percorso talvolta difficile e faticoso ma che ci ha permesso di essere presenti in tutti i tavoli rappresentativi della nostra Regione: abbiamo rappresentanti alla Conferenza del Terzo settore (che è un organo di consulenza della giunta regionale) siamo nel coordinamento del Forum Terzo settore Emilia Romagna e anche nell’organo di controllo regionale. Ci tengo inoltre a sottolineare che grazie ai percorsi di accreditamento intrapresi dalle nostre associazioni, percorsi che prevedevano oltre alla trasparenza amministrativa anche una formazione qualificata dei volontari, siamo riusciti a costruire un solido rapporto sia con la Regione sia con le Aziende Sanitarie che ci affidano i loro servizi».

Quali sono i valori di riferimento per un volontario Anpas?
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Sono sempre stata fortemente convinta che sia importantissimo conoscere il proprio passato e la mia esperienza in Anpas mi ha rafforzata in questa convinzione. E’ fondamentale conoscere la storia e i valori fondativi delle Pubbliche assistenze, gli stessi che già ci guidavano a metà 800: solidarietà, fratellanza, democrazia, libertà e il dare voce a chi non ce l’ha. Il nostro volontariato deve esserne consapevole e farli propri, soprattutto in un momento storico come quello attuale».

Tre parole chiave per definire la filosofia Anpas?
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Non è facile riassumere la filosofia Anpas in tre parole, però direi senz’altro solidarietà, partecipazione e intervento, inteso come essere pronti all’azione».

Come detto la nuova Direzione regionale è stata eletta lo scorso novembre: un bilancio dei primi sei mesi di lavoro e progetti per il futuro?
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Sono solo sei mesi ma mi sembra una vita! Questa direzione cerca di lavorare su progetti di lungo respiro. Come prima cosa abbiamo deciso di rafforzare la nostra comunicazione affidandola a una persona appositamente dedicata, perché era un settore un cui ci sentivamo ancora un po’deboli, poi stiamo lavorando per implementare la formazione dei nostri volontari e per approfondire le problematiche e le richieste che ci pervengono delle nostre pubbliche assistenze. Inoltre abbiamo deliberato l’acquisto della nuova sede, progetto che ci vedrà impegnati nei prossimi anni ma condizione indispensabile per creare un luogo di incontro per i nostri volontari: Crediamo infatti che le persone che dedicano gran parte del loro tempo libero ad Anpas debbano avere un luogo accogliente, una casa comune dove incontrarsi, lavorare e condividere progetti».

Infine Presidente, un ricordo della sua esperienza da volontaria cui tiene particolarmente…
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Sono tanti in effetti, ma forse quello cui sono più legata è la mia prima esperienza nel campo di accoglienza nel 1991a Stornara in Puglia, un’esperienza fuori dai canoni abituali di soccorso Anpas. Era un campo, il primo in Italia, in cui si davano alloggio e pasti ai braccianti extracomunitari che raccoglievano pomodori. Quello che mi ha maggiormente colpita è stata la mia totale ignoranza nei confronti di questi lavoratori che venivano principalmente dall’Africa: ero convinta di conoscere le loro tradizioni e loro modo di vivere e invece mi sono accorta che non sapevo proprio niente e che avevo molto da imparare. Questo confronto con culture diverse è stato un momento fra i più positivi del mio percorso da volontaria, un’esperienza davvero faticosa (alloggiavamo in un pullman bollente, impossibile dormire..) ma una grande occasione di crescita che mi ha riempita di entusiasmo e di grandi energie».